Centro sismologico Bina di Perugia

Primo sismografo 1751 Il primo sismografo di Andrea Bina (1751)

Nella sua pubblicazione “Ragionamento sopra la Cagione de’ Terremoti ed in particolare di quello della Terra di Gualdo di Nocera nell’Umbria seguito l’Anno 1751” lo scienziato propose una sua teoria riguardo l’origine del fenomeno sismico, ispirata sulla base delle conoscenze di allora e descrisse il funzionamento del primo meccanismo a pendolo, di sua invenzione, atto a registrare il Terremoto. Tale strumento, oggi ricostruito fedelmente nel museo dell’Osservatorio, consentì infatti di avere una traccia duratura dell’evento sismico da poter comodamente misurare e studiare.

fonte: http://www.binapg.it/it/padri-benedettini.html

Sismografo Galitzin

Sismografo Galitzin

I pennini al lavoro

E’ un sismografo elettromagnetico formato da due distinte parti dedicate alla registrazione dei movimenti orizzontali in direzione N-S ed E-W.

http://www.binapg.it/it/stumentazione-moderna.html

foto: mtb
visita d’istruzione, 22 febbraio 2010

 

Petto di pollo con mela e radicchio rosso

Ieri sera S. ha preparato questo piatto improvvisato, ma molto buono.
La sua ricetta è questa:
In una padella mettere due cucchiai di olio evo con uno scalogno tritato finemente. Dopo averlo fatto appassire, aggiungere una salsiccia sbriciolata e far rosolare un poco. Sfumare con del vino bianco e mettere dei cubotti di petto di pollo. Far rosolare ancora qualche minuto tutto insieme e spruzzare con un po’ di aceto. Salare e pepare con moderazione. Continuare la cottura mescolando spesso. Qualche minuto prima del termine, aggiungere dei tocchetti di mela e del radicchio rosso a striscioline. Far insaporire tutto insieme per pochi minuti e servire.
In tutto ci vorrà circa mezz’ora di tempo.

Petto di pollo con mela e radicchio

Il piatto è stato accompagnato da un’insalata di radicchio, mela, arancia e qualche dadino di caciotta.

Maria Teresa e Sergio, 14 febbraio 2010

Menu del Giovedì Grasso

Le tradizioni devono essere rispettate… Giovedì sera, nonostante questa fiacca che mi sta regalando una mezza influenza che mi trascino da più di due settimane, abbiamo festeggiato il giovedì grasso così:

Menu del giovedì grasso

La tavola è un po’ arruffata, ma la nostra cena non era male.

TORTINO con carciofi e ricotta

POLPETTE di Carnevale con patatine al forno

CASTAGNOLE … non sono venute molto bene, ma buone

Un ottimo Corvo di Salaparuta rosso

TORTINO con carciofi e ricotta

Ho preparato la pasta brisé e cotto 4 carciofi piccoli a pezzetti nella pentola a pressione con poco olio, aglio e vino bianco. Nella farcia ho messo due ricottine piccole, un bel pugno di parmigiano grattugiato, i carciofi, scolati dal liquido di cottura e leggermente frullati, due fette di prosciutto crudo tritato, un uovo battuto, un pizzico di sale e uno di pepe

Le polpette le ho preparate con della carne cotta che già avevo (un pezzetto di filetto di maiale in crosta e ho aggiunto gli altri ingredienti tipici delle polpette) e poi le ho cotte, un po’ schiacciate, in forno.

Maria Teresa e Sergio, 11 febbraio 2010

Gli strufoli perugini

Gli strufoli… forse una delle ricette di Carnevale più difficili da fare…

La vera ricetta non prevede alcun lievito e la riuscita, strufoli gonfi e forati dentro,  è affidata all’abilità della frittura.

In un piatto o nella spianatoia si pone la farina e  Gugliema Corsi in  Un secolo di cucina umbra, Edizioni Porziuncola, dà questa dose:

360 gr di farina
4 uova
4 cucchiai scarsi di zucchero
odore di vaniglia
la buccia grattugiata di un limone o di un’arancia
due cucchiai di rhum e due di mistrà
4 cucchiai di olio

Miele circa 300 gr

Al centro della farina si fa una buchetta e si mettono le uova battutte e tutti gli ingredienti tranne l’olio e i liquori che si aggiungono alla fine. Bisogna fare attenzione, diceva la mia mamma, a non far “bruciare” l’uovo dal liquore, altrimenti non si gonfieranno, per cui questo va  spento con un pochino di farina da una parte e poi unito a tutto l’impasto.

Il tutto va lavorato molto energicamente e lasciato riposare in un piatto per almeno dieci minuti. La mia mamma forse metteva un po’ meno farina e li preparava in una terrina e non nella spianatoia.

Ed ora viene il bello: la frittura! L’olio della padella deve essere molto alto e abbondante e all’inizio solo leggermente caldo. Con un cucchiaio, di volta in volta bagnato di olio (lo si immerge nella padella), si prende l’impasto riempendo il cucchiaio circa a metà e si getta nell’olio. In un primo momento,  la padella va tenuta sollevata sopra la fiamma bassissima e le si dà un movimento rotatorio continuo. Piano piano, gli strufoli cominceranno a crescere e a fare anche qualche crepa. La fiamma va gradatamente alzata e, quando saranno dorati, vanno tolti con un mestolo forato e fatti asciugare qualche minuto in carta assorbente. In genere, se sono fatti bene, non assorbono l’olio di frittura.

Nel frattempo, si fa sciogliere a bagnomaria il miele e lo si versa sopra cercando di farli ben ricoprire. Al miele si può aggiungere anche quache cucchiaio di alchermes.
Il miele che si usa, in genere, è un classico millefiori.

Se si deve fare più di una padellata si deve far attenzione a far raffreddare ogni volta l’olio: si racconta che le nostre nonne andassero con la padella vicino alla finestra aperta. Essendo un dolce di Carnevale, quindi invernale, il freddo abbassa velocemente la temperatura.

Questi strufoli sono buoni mangiati freschissimi, in giornata, perchè non avendo lievito tendono ad indurirsi.

Oggi, molti mettono una bustina di lievito chimico: in questo caso è molto più sicuro che vengano bene, ma cambiano profondamente sia nella forma che nella consistenza.  Sono più simili alle castagnole, diventando più tondi e morbidi: a loro vantaggio c’è da dire che sono buoni anche il giorno dopo.


Cena con ex-alunni

Il ristorante è La Cantina di Villa della Cupa, a Colle di Nocera Umbra.

Anche se eravamo in pochi, è stata una bella serata con tanti ricordi!