La pagina 23

1. Prendi il libro più vicino
2. Aprilo a pagina 23
3. Trova la prima frase degna del benché minimo interesse
4. Posta il testo della frase nel tuo blog insieme a queste istruzioni

Mi sono lasciata prendere dal gioco che trovo in giro per blog.

Il libro più vicino è nuovo di zecca e mi è stato appena regalato:

Rudolf Borchardt – Il giardiniere appassionato – gli Adelphi

leggo e scrivo

“La ragione principale per cui il fiore è il cuore delle similitudini nelle lingue degli uomini – “immagine dell’anima, anzi ombra”” – non sta nel suo esistere e vivere, bensì nel fatto che è ancora qui, presto non ci sarà più e poi ci sarà di nuovo. In verità il fiore è il simbolo perfetto del destino ciclico delle cose umane, “ciò che abbiamo – ciò che avevamo”, e questo fatto lo rende sorgente inesauribile di metafore, lo rende oggetto naturale e centrale della poesia, che ha a che fare quasi esclusivamente con la ciclicità, e non con l’apparenza delle cose. E la caducità del fiore diventa metafora della caducità dell’amore che noi – oh come – vorremmo eterno.
E poichè la lingua è di per sè metafora, e l’espressione è di per sè amore, l’uomo stesso, inteso come genere umano, si scopre poeta e innamorato.”

Penso che leggerò volentieri questo libro mtb





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3 thoughts on “La pagina 23

  1. “Uno, due, tre. Prova. Uno, due, tre. Prova. Prova.
    Forse quest’estate unziona. Non loso. Neanche so se riuscite a sentirmi.

    MA se ci riuscite, ascoltate. E se state ascoltando, bè, allora quello che avete trovato è la storia di tutto ciò che è andato storto.
    Questo è il cosiddetto registratore di volo del volo 2039. La scatola nera, come si dice, anche se è arancione. Dentro c’è un nasto metallico, cioè la registrazione incancellabile di quello che resta. Quella che avete trovato è la storia di ciò che è successo. E proseguiamo. Anche se faceste scaldare questo nastro ion al calor bianco, continuerebbe a raccontare esattamente la stessa identica storia.

    Uno, due, tre. Prova.

    E, se state ascoltando, dovreste sapere da soli che i passeggeri sono a casa. Salvi.

    I passeggeri hanno compiuto il loro cosiddetto atterraggio alle “Nuove Ebridi”. Poi, dopo che siamo rimasti solo io e lui qui in aria, il pilota si è buttato col paracadute. Da qualche parte. In qualche specchio d’acqua. In un cosiddetto oceano. Continuerò a ripeterlo, ma è la verità. Io non sono un assassino. E sono da solo, quassù.”

    Survivor – Chuck Palahniuk ^^

  2. “Scivolava tutto: gli scivolavano nel lungo faccione, di qua e di là, le sopracciglia e gli occhi; gli scivolava il naso sui baffi melensi e sul pizzo; gli scivolavano dall’attaccatura del collo le spalle; gli scivola il pancione languido, enorme, quasi fino a terra, perchè, data l’imminenza di esso su le gambette tozze, il sarto, per vestirgli quelle gambette, era costretto a tagliarli quanto mai agiati i calzoni; cosicchè, da lontano, pareva che indossasse invece, bassa bassa, una veste, e che la pancia gli arrivasse fino a terra. Ora come, con una faccia e un corpo così fatti, Malagna potesse essere un ladro, io non so”.

    Luigi Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”. Le opere, 1972, CDE Spa, pag.23

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