Sono tornato – Sergio

Dopo un’assenza durata fin troppo, sono tornato e mi piace ricordarlo con questi versi per ringraziare la mia rosa del mattino e della sera…
SONO TORNATO
Sono tornato per rivedere la mia città
Per rivedere la mia casa sono tornato
Sono tornato, andrò ad accendere la lampada
Dei sogni, perché si sappia da lontano
Che io sono tornato. Andrò a cogliere la rosa
Che si affaccia dalla siepe dell’orto
Mio padre l’ha piantata, l’ha curata
Come si prende cura di un figlio, con dolcezza
E l’ha lasciata a me, perché anch’io ne prenda cura
Me l’ha lasciata perché il suo ricordo
Non vada perso, il ricordo delle sue mani
Che dissodavano la terra, piantavano le rose
E potavano gli alberi d’olivo.
Sono tornato, infine
Per rivedere il tuo volto, leggere nel tuo sguardo
Quella risposta alla domanda che mi porto dentro
Sono cambiato? Me lo diranno i tuoi occhi
Sgranati dalla meraviglia, o sorridenti
Perché infine, mia rosa, anch’io sono tornato
© Sergio Tardetti 2021

rosa del mattino e rosa della sera
rosa del mattino e rosa della sera
rosa
le nostre rose

SANSEVERIA fiorita

 SANSEVERIA fiorita
SANSEVERIA fiorita

La piccola SANSEVERIA fiorita! Sembra che in casa accada raramente!
Spesso c’erano in casa anche dei miei genitori … mi viene in mente di dire che è una pianta “antica”! Mai vista fiorita e neanche sapevo che fiorisse.

Questa è una piccola cassetta di legno con piante grasse che mi hanno regalato in ottobre per il mio compleanno.

Una pianta e la sua ‘storia’

Fa bella mostra di sè in un angolo della terrazza e tra poco sarà piena di fiorellini rosa.

Non conosco il suo nome: forse una delle tante specie di Sedum… non lo so.

pianta grassa

Non importa come si chiami perchè per me rappresenta la continuità della vita oltre la vita.

La mia mamma era un’ottima cuoca, sapeva lavorare benissimo ai ferri, ma non aveva certo il pollice verde.

Le piante nelle terrazze allora non erano di tutte le varietà che troviamo oggi: c’era l’asparagina, altre piante con delle grandi foglie oblunghe, la ‘miseria’ e la ‘ricchezza’, qualche geranio e si iniziava ad avere qualche pianta grassa.

La nostra cara vicina di casa, la maestra, si ostinava a prepararle vasi con piante per la terrazza, ma dopo poco tempo morivano.

Ed allora ecco i rimbrotti: sora Bia’, ma gliel’ha data un po’ d’acqua?

Mamma borbottava qualcosa : un che non era poi così tanto affermativo…

Ma quel giorno, così lontano nel tempo, lo ricordo con estrema nitidezza… se le more [muore] anche questa non so più che farle!

Quella pianta non è morta: è sopravvissuta a tutte le intemperie, e non solo metereologiche, in un angolo del terrazzino della mia casa di Bettona.

C’è voluto qualche anno, dopo la mancanza dei miei genitori, prima che mi decidessi di portarla qui: temevo troppo che morisse anche lei e che si spezzassero quei legami e quei ricordi che pensavo la tenessero in vita lì e solo lì.

Invece è qui a farmi compagnia come l’ha fatta ai miei genitori su quel terrazzino dove hanno passato tante ore dei loro ultimi anni.