CLASSICO CAMILLERI

Apri un libro di Camilleri e ritrovi quella lingua e quell’atmosfera inconfondibile, l’aria calda del sud e i profumi trasportati dal vento di scirocco. Anche senza la presenza qualificante di Montalbano, il giallo di Camilleri si identifica per un suo andamento particolare, che ricorda qualcosa di Simenon, ma senza le nebbie e gli umori di Parigi, con qualche bicchiere di vino in più e qualche boccale di birra in meno. Questo racconto – "Il medaglione" edito nella piccola Biblioteca Oscar Mondadori, scritto espressamente per l’Arma dei Carabinieri, non si allontana dalla linea stilistica e narrativa di quasi tutta l’opera di quello che, attraverso la pubblicazione dell’opera omnia nella prestigiosa collana dei Meridiani, è stato ormai consacrato come uno degli autori classici di fine Novecento. Di Simenon l’andamento della storia richiama i ritmi lenti, che ben si adattano ad uno stile investigativo, basato più sulla riflessione introspettiva sull’ambiente nel quale è maturato il fatto criminosa che non sull’esibizione di muscoli e grinta. Le lunghe pause, nelle quali il maresciallo Brancato si rispecchia nel possibile antagonista, offrono anche al lettore il tempo per gustare la scrittura di Camilleri, al quale va riconosciuto il pregio di aver saputo elevare a lingua colta un dialetto per molto tempo circoscritto alla sola Sicilia.  Insomma, un Camilleri a cui il successo ha arriso alla non più giovane età di settanta anni e che continua, con l’energia di un trentenne, a sfornare un successo dopo l’altro. Un Camilleri che, grazie alle sue doti narrative e alla sua immediatezza, ha saputo riconciliare il grande pubblico con il piacere della lettura.

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