LA LEGGEREZZA DELLA SCRITTURA

Nonostante i pressanti inviti da parte dei miei – rarissimi! – frequentatori, a leggere o rileggere i classici, in questo periodo di ferie estive continuo imperterrito ad abbandonarmi al piacere della lettura. Tra gli autori contemporanei continuo a prediligere gli scrittori di gialli, con particolare attenzione a questo Simenon italiano che risponde al nome di Andrea Camilleri. E’ vero, devo ammetterlo: le situazioni tendono a ripetersi, così come le azioni e i pensieri dei personaggi, primo fra tutti il commissario Montalbano, malinconico e misantropo come non mai. Piace  e avvince l’essenzialità della scrittura, senza orpelli e sotterfugi retorici, piace il dipanarsi della vicenda, così simile eppure così diverso a tante altre narrate da Camilleri, colgono nel segno le riflessioni sull’attualità, realistiche senza essere disperate, a svelare una vecchiaia anagrafica ma non mentale. "La luna di carta", edito come consuetudine dalla palermitana Sellerio, merita, dunque, tempo e attenzione da dedicare ad una lettura non scontata e non priva di sorprese ed emozioni.  Ogni volta che mi capita di leggere un Camilleri, il mio pensiero va alla non più giovane età dell’autore, alla sua affermazione tardiva ed alla sua comunque prolifica e gradevole produzione. Penso anche che il tempo è galantuomo e restituisce sempre a ciascuno un po’ di quello che ha seminato lungo il proprio cammino. La scrittura non è, dunque, necessariamente arte giovanile ma può dare buoni frutti anche in età avanzata, purché la si coltivi nel tempo. La scrittura è anche e soprattutto, arte della riflessione e della memoria, a dispetto dei tanti best sellers che affollano le nostre librerie e che, una volta letti, lasciano un senso di vuoto e di tristezza per il tempo perduto a venirne in fondo. Ogni volta che inizio un nuovo libro di Camilleri sono certo che non perderò del tempo ma che, in ogni caso, ne trarrò piacere e motivi per riflessioni. Inizia da adesso l’attesa di un nuovo libro dell’autore siciliano, al quale non si può che augurare ancora "cento di questi libri".

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