Maritozzi e Quaresima

Spigolature dalla storia di Roma  MARITOZZI E QUARESIMA

Finito il carnevale inizia il lungo periodo della Quaresima considerato di rinunce. Nell’antica Roma per sopportare meglio il periodo di digiuno e per compensare l’astinenza dalle delizie alimentari, consolidate dal carnevale trascorso, era consentito il consumo di alcuni dolci come il pazientino quaresimale impastato a forma di lettere maiuscole e cotto in speciali placche incavate, appositamente fabbricate per quest’uso, e il maritozzo chiamato anch’esso quaresimale. Quest’ultimo nasce come tipico dolce romano confezionato dai fornai con il lievito di birra e cotto nei forni in muratura. Il maritozzo nella tradizione era molto più grande di quello che conosciamo oggi, somigliava infatti ad una pagnotta con in superficie guarnizioni di zucchero che riproducevano cuori trafitti da una freccia. Il maritozzo veniva regalato alla propria fidanzata e poteva essere usato come contenitore di un piccolo oggetto d’oro. Nella versione quaresimale il maritozzo diventa più piccolo, più cotto, quindi più scuro in superficie e viene arricchito da canditi, uvetta sultanina e pinoli.
Evidentemente la bontà di questi dolci faceva sì che se ne mangiasse più d’uno recitando tra un boccone e l’altro una curiosa filastrocca:

Er primo è pe’li presciolosi;
er siconno pe’ li sposi;
er terzo pe’ li innamorati;
er quarto pe’ li disperati;

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