domenica
21 feb 2010
15:54
Letture


by biblos
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JEAN-JACQUES, FRANK E… ME!

“Che paese, l’America” di Frank McCourt (Adelphi)
Ci voleva Frank McCourt per riconciliarmi con il mio blog e farmi tornare a scrivere di un libro. Mi aveva già affascinato con “Le ceneri di Angela”, per via di quello stile immediato che arriva prima allo stomaco, poi al cuore e, infine, dopo lunga ed attenta digestione, al cervello. L’immediatezza è quasi sempre – o sempre! – frutto di spontaneità e di sincerità, come deve essere per un libro a metà tra autobiografia e confessione. Le sue pagine sono senz’altro degne di apparire accanto ad altre ben più onorate ed illustri nella letteratura di tutti i tempi e di tutti i luoghi, pagine che possono essere tratte ugualmente dalle “Confessioni” di Agostino o da quelle di Jean-Jacques Rousseau.
Per avere conferma di queste mie impressioni epidermiche, ho provato ad aprire una pagina a caso dell’opera di Rousseau e vi ho ritrovato le stesse sensazioni, freschezza, immediatezza e spontaneità, rimaste intatte anche a distanza di secoli. Le vicissitudini personali e familiari di McCourt vengono raccontate con gli stessi toni con cui Rousseau descrive le sue avventure di gioventù, quando il caso e una buona dose di faccia tosta lo fanno entrare al servizio di nobili e prelati come precettore e segretario.

Il fatto che Rousseau, McCourt e il sottoscritto (si parva licet!) abbiano dedicato e stiano tuttora dedicando (solo il sottoscritto, per ovvi motivi anagrafici!) la loro esistenza al difficile mondo dell’educazione, contribuisce senz’altro a farmeli sentire più vicini. E’  impossibile non identificarsi in certe situazioni descritte nelle pagine di McCourt, ad esempio il primo approccio con una scolaresca, in qualità di docente, così simile per certi versi al mio primo giorno da insegnante in un Istituto Professionale. Al preside, che invoca il rispetto delle procedure e che ricorda delle sue lontane e limitate esperienze didattiche quanto lo smemorato di Collegno doveva ricordare della sua esistenza precedente, non si può che opporre l’arma della fantasia, del coraggio e, soprattutto, dell’altruismo, di quel rapporto empatico che si instaura in un’aula scolastica con qualcuno che si avverte al tempo stesso così estraneo e così simile a noi.

C’è poi un altro aspetto delle pagine di McCourt, e, in qualche modo anche di Rousseau, che mi affascina e me li fa sentire così vicini: la storia travagliata di un’infanzia difficile. A conti fatti, dei tre, io mi considero il più fortunato, perché ho sempre potuto contare sulla presenza rassicurante di entrambi i genitori, cosa che non è accaduta né per Frank né per Jean-Jacques. Per il resto, difficoltà economiche e problemi di salute sono stati parte non secondaria del nostro vissuto quotidiano.

Infine, la passione per i libri e per la lettura, una passione soddisfatta anche se mai appagata abbastanza, grazie alle biblioteche ambulanti e a qualche scartafaccio abbandonato incautamente nella spazzatura da gente dallo stomaco troppo pieno per poter pensare di riempire anche cuore e cervello. Questi sono i ricordi che ci legano e che, ne sono convinto, ci hanno spinto e ci spingono a riflettere sui problemi dell’educazione, alla cui soluzione abbiamo cercato di dare il nostro piccolo contributo, ricorrendo non solo al cervello, organo nobile per eccellenza, ma anche ad organi meno nobili quali stomaco e cuore. Ogni volta che lasciamo l’aula scolastica,  ci auguriamo che i nostri tentativi, per quanto limitati, goffi o maldestri, non siano stati inutili e che qualcuno tra i nostri allievi possa raccogliere un giorno il testimone di questa ideale staffetta.

Consiglio la lettura di questo libro a tutti quelli che credono nell’importanza  e nella necessità di dare e ricevere un’educazione nella vita. A tutti un saluto e un arrivederci tra quelle pagine…

sabato
31 ott 2009
13:13
Letture

by biblos
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ECCOMI DI NUOVO…

Scopro, aprendo questo mio blog, a distanza di così tanto tempo, che non lo trovo affatto invecchiato, né impolverato, come se nel frattempo qualche visitatore animato da spirito di solidarietà nei confronti di chi, come me, pratica la difficile arte del Leggere, avesse deciso di prendersene cura.
A questo visitatore sconosciuto vanno tutti i miei sentiti ringraziamenti; è per ricambiare la sua generosa e disinteressata solidarietà che ho deciso di rimettermi all’opera. Non ho certo dismesso, durante questa fin troppo lunga pausa di riflessione, i panni del lettore attento e ipercritico. Mi sono semplicemente limitato a leggere, e lo dico senza voler sminuire l’impegno che la Lettura comporta, ma, al tempo stesso, senza voler esaltare troppo un’arte che ogni essere umano razionale e sensibile dovrebbe cercare di padroneggiare a qualunque costo.
Ci si limita, purtroppo, il più delle volte, a compitare, a tradurre in suoni spesso disarticolati i segni grafici che sono stati impressi sulla carta o rimbalzano nei nostri occhi attraverso il monitor di un computer. Leggere è molto di più, è, tra tante altre cose, ridestare i caratteri addormentati sulla pagina e farli parlare, di se stessi e di chi li ha pensati e scritti. E’ questo il senso che attribuisco alla parola Lettura. Spero che il mio sconosciuto visitatore comprenda e condivida…

venerdì
20 mar 2009
18:28
Letture

by mtb
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LA SOGLIA

“Il piacere di leggere” si avvia a varcare la soglia delle 15000 visite, poche se raffrontate a quelle di altri blog ben più affollati, molte se si tiene conto dell’argomento che affronta e degli improvvisi “cali di tensione” del suo curatore, che lascia trascorrere troppo tempo tra un post e l’altro. Se leggere è un piacere, scrivere è, piuttosto, una fatica, soprattutto quando si cerca di evitare a tutti i costi di essere percepiti come banali, o superflui.
L’impegno assunto con i propri visitatori (a loro volta critici ed esegeti di queste pagine) non è dei più semplici, ma va senz’altro onorato. Il piacere che si ricava da una lettura va condiviso, altre righe e altre pagine vanno aggiunte a quelle già offerte allo sguardo di chi frequenta questo spazio. Solo così è possibile dare un senso alle emozioni che gli universi descritti nei libri sono in grado di suscitare in ciascuno di noi, solo così è possibile proporre punti di vista su testi e autori, per confrontarli con quelli di altri lettori, che possono condividerli o meno, alla continua ricerca del confronto prima ancora che del consenso. Nessun uomo è un’isola, persino quando legge.

lunedì
17 nov 2008
12:12
Letture

by biblos
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LA NORMA E L’OLTRE

 “L’albero di Mahewa” di Gian Ruggero Manzoni (Il Filo)
Nelle frequentazioni quotidiane di ciascuno di noi, si viene a contatto con esistenze che si trascinano stancamente, tra lavori ordinari e decisamente poco avvincenti, piccoli e grandi problemi economici e familiari, avvolte in rapporti interpersonali costretti entro schemi irrigiditi dalle convenzioni sociali e narcotizzati dal quieto vivere. Si avverte, insomma, uno sgranarsi di giornate talmente uguali e prevedibili da non lasciare il benché minimo margine alla fantasia, per lasciare anche solo immaginare quello che accadrà il giorno dopo. E’ questa la norma, la vita dei cosiddetti “normali”, la gran parte di noi, con rari slanci, noiosa e prevedibile quanto si vuole, ma generalmente ordinata e, quello che più conta, tranquilla.
Ogni tanto, anche in questo mondo ovattato, giungono voci di altri generi di esistenze, gente che ha scelto di andare “oltre”, di valicare i limiti ristretti imposti dalla norma, di affidarsi ad un modo di agire considerato comportamento asociale, devianza, spesso stigmatizzato e messo al bando dalle regole del vivere civile. Accade quando qualcuno è colto dall’insano desiderio di capire, di andare a vedere cosa c’è al di là dei confini disegnati dalle regole di un gioco per lo più incomprensibile, il gioco della vita sociale, appunto.

E’ quello che accade ai personaggi di Manzoni, personaggi tragici per lo più, antieroi loro malgrado, coprotagonisti di una narrazione corale nella quale le storie di ogni singolo si incastrano perfettamente tra loro per disegnare il paesaggio di una tragedia di provincia, la tragedia di vite sommerse, per necessità o per impotenza, che ogni tanto provano il desiderio di venire a galla e respirare un po’ di voglia di esistere.

In una società in cui la forza del singolo sta nell’appartenere a qualcosa o a qualcuno, club del burraco o bocciofile, comitati di affari o di malaffare, cosche o caste, l’individuo ha vita particolarmente dura, i personaggi reali o da romanzo che siano, sono sempre senza via di scampo.

Il coraggio di andare “oltre” è il denominatore comune dei personaggi di Manzoni, tutti animati da una grande voglia di essere, di affermare, anche per un solo istante, la loro singolarità ed unicità, come bagliori di stelle lontane un istante prima di diventare buchi neri e svanire nella notte dell’eternità.

Per chi è abituato alla lettura accattivante dei best seller, romanzi precotti da cucina internazionale, scritti per solleticare i gusti facili del grande pubblico, non è agevole il confronto con la scrittura di Manzoni, una scrittura ruvida, che non fa sconti, proponendo al lettore brani in cui le parole sembrano essere state messe lì apposta per colpire con violenza più che per accarezzare, per ricordare che, accanto a quella in cui ciascuno vive, c’è una realtà parallela nella quale difficilmente riusciremo ad penetrare, una realtà con la quale capita di dover fare i conti ogni volta che diventa notizia, spesso cronaca, soprattutto nera.

Si avverte, scorrendo le pagine, tutta la simpatia che Manzoni prova per le sue creature, piccoli o grandi Nessuno, infiniti eteronimi dell’autore, le mille e più vite sognate o forse vissute in altre esistenze, capaci di riecheggiare nelle loro parole i pensieri più profondi e nascosti del loro creatore.

Il sentimento dell’opera oscilla tra la disperazione di un presente inaccettabile e la speranza di un futuro in cui la società corrotta e decadente di oggi ceda il posto a culture integre, capaci di prevalere su quelle ibride e sulle non culture del nostro tempo. Una speranza e un sogno a cui non vogliamo rinunciare e che non possiamo non condividere tutti.

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