Silenzio – assenza
Ai pochi – happy few ? – che sono incappati, durante le loro peregrinazioni nel web, in questo mio blog che vive più di desideri e speranze che di fatti e di azioni, dico solo: non disperate. Il silenzio, che per lunghe giornate si aggira tra le righe dei miei scarni e rari testi, è dovuto ad un mio temporaneo sovraccarico di impegni che, volente o nolente, mi tengono spesso lontano dalle letture. E’ un’assenza, come direbbero i miei superiori e colleghi nel loro retorico burocratese, "giustificata". Presto, molto presto, il tempo di cui potrò disporre sarà più consistente e la lettura più intensa e continua. Allora, e solo allora, potrò partecipare le mie emozioni e le mie scoperte a quanti avranno la pazienza e, auspico, il piacere di leggermi. A presto, dunque, a tra poco!
Sguardi obliqui sul mondo
Andrea Camilleri è il classico autore (direi, anche, un autore ormai classico) che continua a stupirti, nonostante la lunga e continua frequentazione che si possa avere con le sue opere. Intanto, la sua abilità nel raccontare le storie che, messe insieme, compongono la Storia è universalmente riconosciuta. Inoltre, perché le sue invenzioni linguistiche sembrano riprendere ed amplificare quelle di un altro caposaldo della nostra letteratura, quel Carlo Emilio Gadda così troppo trascurato e così troppo poco letto. Infine, perché, nel presentarci il passato sembra sempre rivolgere uno sguardo anche al presente, ricordandoci tra le righe delle sue piacevoli pagine che la Storia ha l’abitudine di ripetersi e che delle sue lezioni l’umanità sembra giovarsi pochissimo. Prendiamo, ad esempio, il suo recente “Privo di titolo”, edito, come consuetudine, da Sellerio. La cornice che inquadra il racconto, quella del periodo dell’ascesa al potere del fascismo e della trasformazione della debole monarchia parlamentare italiana in dittatura, viene discretamente, ma efficacemente, accostata all’attuale periodo politico. Non che Camilleri voglia significare che sia imminente in Italia l’ascesa al potere di un nuovo duce, ma alcuni tratti, presenti in vari personaggi della vita politica attuale, sembrano avere attinenza con altrettanti tratti caratteristici di idee e personaggi di allora. Prendiamo, ad esempio questa citazione, da pag. 270: “… Gli devi fare presente (ad un alto gerarca molto vicino a Mussolini – n.d.r.) il grosso rischio che rappresenta una magistratura che non si vuole allineare. Di un magistrato che non sia fascista non ci si può fidare.” Pure ipotizzando che queste parole siano la versione romanzata del pensiero dell’autore, esse suonano estremamente verosimili nel contesto della narrazione e, con tutta certezza, rappresentano un punto di vista molto in voga durante il ventennio. Credevamo di non doverle risentire più, credevamo che una democrazia più che matura fosse in grado di accettare il confronto tra idee ed opinioni anche opposte. In realtà, per qualche esponente del nostro governo e per il suo seguito, la Storia sembra proprio essere stata una maestra inascoltata. Se l’avversario politico è un nemico, e se chi non è allineato e non condivide opinioni e logiche del potere governativo rappresenta un avversario politico, allora è bene che la Storia si fermi. E’ bene che ciascuno di noi rifletta su questa semplice vicenda di provincia, raccontata in maniera semplice e, mettendola a confronto con i fatti della Storia, ne analizzi ed approfondisca la lezione. I nostri occhi sappiano spostarsi dalla pagina del libro a questo mondo confuso e frastornante in cui siamo immersi, fino a gettare uno sguardo sul passato. Distogliamo lo sguardo fisso e ipnotizzato sulla realtà virtuale, proposta da mediatici reality show, vera contraddizione in termini, e torniamo a gettare sul mondo uno sguardo obliquo, capace di abbracciare passato e presente insieme, per scegliere con maggiore chiarezza la strada che conduce al futuro.
Scrittura fresca
Ho letto con piacere e sorpresa il breve romanzo di Elisa Vagnarelli “Galeotto fu l’sms” – editrice Edimond. Piacere perché la lettura scorre attraverso un linguaggio fresco come l’età della scrittrice, appena ventenne; un linguaggio che mescola espressioni del lessico familiare e reminiscenze letterarie, provenienti dagli studi appena trascorsi; una commistione questa che, lasciata opportunamente maturare, può produrre certamente buoni frutti. La lingua ha bisogno di essere invenzione, scoperta e innovazione, al di là e oltre le fredde convenzioni stilistiche imposte da regole grammaticali e sintattiche. La sorpresa deriva dal fatto che Elisa è una mia ex allieva, diplomata lo scorso anno in Informatica con il massimo dei voti. Ragazza determinata, dal carattere forte ma capace al tempo stesso di manifestare un’anima romantica e sognatrice non di maniera. La storia unisce abilmente presente e futuro, realtà e fantasia, vita quotidiana e realtà virtuale, ma sempre possibile, del sogno. Una scrittura, insomma, della quale si avverte la freschezza a livello epidermico, come una brezza sottile che accarezza senza stordire. E, alla fine, il piacere che se ne ricava accresce i meriti di questa narratrice in erba. Auguri, Elisa! Cento, mille di questi romanzi.
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