sabato
31 ott 2009
13:13
Letture

by mtb
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ECCOMI DI NUOVO…

Scopro, aprendo questo mio blog, a distanza di così tanto tempo, che non lo trovo affatto invecchiato, né impolverato, come se nel frattempo qualche visitatore animato da spirito di solidarietà nei confronti di chi, come me, pratica la difficile arte del Leggere, avesse deciso di prendersene cura.
A questo visitatore sconosciuto vanno tutti i miei sentiti ringraziamenti; è per ricambiare la sua generosa e disinteressata solidarietà che ho deciso di rimettermi all’opera. Non ho certo dismesso, durante questa fin troppo lunga pausa di riflessione, i panni del lettore attento e ipercritico. Mi sono semplicemente limitato a leggere, e lo dico senza voler sminuire l’impegno che la Lettura comporta, ma, al tempo stesso, senza voler esaltare troppo un’arte che ogni essere umano razionale e sensibile dovrebbe cercare di padroneggiare a qualunque costo.
Ci si limita, purtroppo, il più delle volte, a compitare, a tradurre in suoni spesso disarticolati i segni grafici che sono stati impressi sulla carta o rimbalzano nei nostri occhi attraverso il monitor di un computer. Leggere è molto di più, è, tra tante altre cose, ridestare i caratteri addormentati sulla pagina e farli parlare, di se stessi e di chi li ha pensati e scritti. E’ questo il senso che attribuisco alla parola Lettura. Spero che il mio sconosciuto visitatore comprenda e condivida…

venerdì
20 mar 2009
18:28
Letture

by mtb
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LA SOGLIA

“Il piacere di leggere” si avvia a varcare la soglia delle 15000 visite, poche se raffrontate a quelle di altri blog ben più affollati, molte se si tiene conto dell’argomento che affronta e degli improvvisi “cali di tensione” del suo curatore, che lascia trascorrere troppo tempo tra un post e l’altro. Se leggere è un piacere, scrivere è, piuttosto, una fatica, soprattutto quando si cerca di evitare a tutti i costi di essere percepiti come banali, o superflui.
L’impegno assunto con i propri visitatori (a loro volta critici ed esegeti di queste pagine) non è dei più semplici, ma va senz’altro onorato. Il piacere che si ricava da una lettura va condiviso, altre righe e altre pagine vanno aggiunte a quelle già offerte allo sguardo di chi frequenta questo spazio. Solo così è possibile dare un senso alle emozioni che gli universi descritti nei libri sono in grado di suscitare in ciascuno di noi, solo così è possibile proporre punti di vista su testi e autori, per confrontarli con quelli di altri lettori, che possono condividerli o meno, alla continua ricerca del confronto prima ancora che del consenso. Nessun uomo è un’isola, persino quando legge.

lunedì
17 nov 2008
12:12
Letture

by biblos
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LA NORMA E L’OLTRE

 “L’albero di Mahewa” di Gian Ruggero Manzoni (Il Filo)

Nelle frequentazioni quotidiane di ciascuno di noi, si viene a contatto con esistenze che si trascinano stancamente, tra lavori ordinari e decisamente poco avvincenti, piccoli e grandi problemi economici e familiari, avvolte in rapporti interpersonali costretti entro schemi irrigiditi dalle convenzioni sociali e narcotizzati dal quieto vivere. Si avverte, insomma, uno sgranarsi di giornate talmente uguali e prevedibili da non lasciare il benché minimo margine alla fantasia, per lasciare anche solo immaginare quello che accadrà il giorno dopo. E’ questa la norma, la vita dei cosiddetti “normali”, la gran parte di noi, con rari slanci, noiosa e prevedibile quanto si vuole, ma generalmente ordinata e, quello che più conta, tranquilla.

Ogni tanto, anche in questo mondo ovattato, giungono voci di altri generi di esistenze, gente che ha scelto di andare “oltre”, di valicare i limiti ristretti imposti dalla norma, di affidarsi ad un modo di agire considerato comportamento asociale, devianza, spesso stigmatizzato e messo al bando dalle regole del vivere civile. Accade quando qualcuno è colto dall’insano desiderio di capire, di andare a vedere cosa c’è al di là dei confini disegnati dalle regole di un gioco per lo più incomprensibile, il gioco della vita sociale, appunto.

E’ quello che accade ai personaggi di Manzoni, personaggi tragici per lo più, antieroi loro malgrado, coprotagonisti di una narrazione corale nella quale le storie di ogni singolo si incastrano perfettamente tra loro per disegnare il paesaggio di una tragedia di provincia, la tragedia di vite sommerse, per necessità o per impotenza, che ogni tanto provano il desiderio di venire a galla e respirare un po’ di voglia di esistere.

In una società in cui la forza del singolo sta nell’appartenere a qualcosa o a qualcuno, club del burraco o bocciofile, comitati di affari o di malaffare, cosche o caste, l’individuo ha vita particolarmente dura, i personaggi reali o da romanzo che siano, sono sempre senza via di scampo.

Il coraggio di andare “oltre” è il denominatore comune dei personaggi di Manzoni, tutti animati da una grande voglia di essere, di affermare, anche per un solo istante, la loro singolarità ed unicità, come bagliori di stelle lontane un istante prima di diventare buchi neri e svanire nella notte dell’eternità.

Per chi è abituato alla lettura accattivante dei best seller, romanzi precotti da cucina internazionale, scritti per solleticare i gusti facili del grande pubblico, non è agevole il confronto con la scrittura di Manzoni, una scrittura ruvida, che non fa sconti, proponendo al lettore brani in cui le parole sembrano essere state messe lì apposta per colpire con violenza più che per accarezzare, per ricordare che, accanto a quella in cui ciascuno vive, c’è una realtà parallela nella quale difficilmente riusciremo ad penetrare, una realtà con la quale capita di dover fare i conti ogni volta che diventa notizia, spesso cronaca, soprattutto nera.

Si avverte, scorrendo le pagine, tutta la simpatia che Manzoni prova per le sue creature, piccoli o grandi Nessuno, infiniti eteronimi dell’autore, le mille e più vite sognate o forse vissute in altre esistenze, capaci di riecheggiare nelle loro parole i pensieri più profondi e nascosti del loro creatore.

Il sentimento dell’opera oscilla tra la disperazione di un presente inaccettabile e la speranza di un futuro in cui la società corrotta e decadente di oggi ceda il posto a culture integre, capaci di prevalere su quelle ibride e sulle non culture del nostro tempo. Una speranza e un sogno a cui non vogliamo rinunciare e che non possiamo non condividere tutti.

venerdì
3 ott 2008
10:21
Intermezzo

by biblos
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PIACEVOLI COINCIDENZE

Ma tu guarda, a volte, come va il mondo! Parlo del libro di Luca Carulli e il giorno dopo me lo vedo in televisione, RAI 1 prima serata, tra le mani del simpatico architetto Renzo (Enzo De Caro), ex Smorfia, insieme ai favolosi Troisi e Arena, nonché marito per fiction della prof Veronica Pivetti. Non so quanti possano averlo notato, oltre a me e all’autore, sempre che fosse stato davanti al video a quell’ora. L’ho riconosciuto dalla copertina, mostrata anche in un’altra scena, successiva nel tempo del racconto ma, probabilmente, girata in concomitanza con la precedente, cosa che potrebbe giustificare la presenza del libro nelle mani dell’attore per ben due volte. Sarà stato senz’altro un caso, ma per Luca Carulli è un bel colpo di fortuna. Se il libro è arrivato fino a lì, e non è stato relegato a semplice accessorio di scena, deve aver riscosso senz’altro un buon successo. Cento di questi colpi, Luca!

mercoledì
1 ott 2008
17:09
Letture

by biblos
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IN CERCA DI SE’

“La terra dei sogni” di Luca Carulli (Verdechiaro Edizioni)

È prassi consolidata che lo scrittore esordiente cerchi di ricavare materia per il primo racconto, o il primo romanzo, dalle esperienze quotidiane che vive o ha vissuto in un passato più o meno remoto. Parlare di ciò che si conosce meglio, per averne fatto esperienza diretta, è quello che consiglia ogni buon manuale di scrittura ed è questa la strada più agevole da imboccare per inoltrarsi nell’affollatissimo mondo delle lettere, nel quale  cercare, possibilmente, di ritagliarsi uno spazio autonomo e identificabile. Operazione, questa, in verità tutt’altro che facile, e si comprende bene la legittima soddisfazione che prova ogni scrittore quando riesce a raggiungere lo scopo.

Luca Carulli ha scelto di percorrere la strada del “racconto” di formazione, la brevità dello scritto non legittima la sua appartenenza alla categoria dei romanzi. Quanto le vicende narrate siano direttamente ispirate a fatti realmente accaduti all’autore, è dato saperlo essenzialmente a lui stesso, anche se è indubitabile che possa auto identificarsi col protagonista, un giovane lupo sognatore alla ricerca di sé. In effetti, solo dalla penna (o, più probabilmente, dal computer) di un sognatore poteva uscire una vicenda potenzialmente capace di emozionare altri sognatori di ogni età.

L’accostamento al Piccolo Principe di Saint-Exupery – si parva licet! - diventa quasi d’obbligo, tanto numerosi e frequenti sono i richiami che affiorano tra le righe, compreso un certo intento didascalico che non infastidisce. In mezzo a migliaia di pagine di letteratura che oscilla tra l’horror e lo splatter, certi passi del testo di Carulli appaiono quasi come il miraggio di un’oasi ristoratrice per lettori smarriti nell’arido deserto della letteratura fast-food. Il libro può essere facilmente gustato nella sua interezza in un pomeriggio di insistita lettura, ma risulta piacevole anche cogliere al volo o rileggere singole frasi o pagine scelte a caso.

Come ogni racconto per l’infanzia che si rispetti, il testo contiene frequenti iterazioni, ma il riaffiorare, qua e là, di frasi e brani già scorsi sotto gli occhi del lettore non genera un senso di fastidio, al contrario contribuisce a creare l’atmosfera da fiaba tipica di quelle narrazioni orali che non ci stancavamo mai di ascoltare da piccoli.

In chiusura, una modesta proposta sullo stile di scrittura, ineludibile per chi come me ama soprattutto l’esattezza geometrica della frase e del testo. La sensazione che si avverte, durante la lettura, è quella di parole e frasi sgorgate quasi di getto dalla mente dell’autore, una scrittura istintiva, immediata, che potrebbe vestirsi di abiti più ricchi e preziosi, se si trasformasse in scrittura razionale, riflessiva e meditata. Concedo che si tratta di un mio particolare punto di vista, un vero e proprio chiodo fisso, direi, e, forse, riflettendoci, un racconto come questo avrebbe molto da perdere dopo un’operazione di riscrittura che tenesse conto di queste mie ubbie. Una scelta più accurata di alcuni termini, non proprio di uso quotidiano, potrebbe comunque giovare alla scorrevolezza della lettura, e, soprattutto, consentirebbe di definire con maggior precisione il pubblico al quale il libro si rivolge.

Attendiamo Luca Carulli a nuove sortite nel mondo della letteratura, ormai il ghiaccio è rotto e si può anche salpare verso l’orizzonte, magari verso quella terra dei sogni che molti lettori trovano spesso tra le pagine dei buoni libri.

 
  

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