QUATTORDICI LUGLIO

Il ricordo di un 14 luglio di qualche anno fa e di qualche secolo fa…

QUATTORDICI LUGLIO

Nel vento freddo di questa mattina polvere di storia
Negli occhi dei passanti desiderio di fuggire via
Quando ormai non c’è più niente e nessuno da attendere
Mentre la tenue musica della pioggia si infrange contro i vetri
E le auto in sosta sembrano schiere di elefanti reclusi

La Storia, la grande mangiatrice di vite, ineguale misura del tempo
Torna sempre nei luoghi che più ama, dove più sangue è stato sparso
Dove più voci hanno spezzato il silenzio delle anime del mondo
E il futuro è stato eretto pietra su pietra, le gocce di sangue
Appena lavate sono tornate a fiorire sotto calde piogge di lacrime

E quando il silenzio della sera torna a prendere possesso
Della città, delle piazze, delle vie, fino a un istante prima tumultuose
Si sente nell’aria il vociare agitato e confuso della folla, mentre la notte
Appare tesa, ineguale, appesa a un cielo nudo con quattro povere stelle
E la Rivoluzione è appena un nome che riverbera in centomila cuori

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TUTTO

29 anni di matrimonio sono un traguardo importante… Ne sono successe di cose in questi 29 anni, belle e brutte, ma siamo sempre riusciti a superare tutte le difficoltà… Grazie! Questi versi sono dedicati a te

TUTTO

Tutto mi racconta di te, anche senza parole
Quella nuvola che i tuoi occhi hanno seguito
Fino all’estremo orizzonte, quella foglia appena
Sfiorata al tuo passare con un lembo della veste
Quel bicchiere posato un po’ di traverso sul tavolo
Che dimenticherai fino a domani. E poi quei fiori
Sempre freschi, che profumano l’aria del terrazzo
E la coperta di pile in cui ti avvolgi quando la sera
Cerchi la tenerezza calda di un abbraccio. Mi parla
Di te anche il riflesso sullo specchio appannato
Che scintilla sotto un ultimo raggio, prima che
Il tramonto si rifugi sereno nella notte e tu ti faccia
Nuvola e foglia, specchio, fiore, coperta e abbraccio

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I PARTITI

E lasciatemi divertire! C’è così poco da ridere al giorno d’oggi…

I PARTITI

Si sa, i partiti… sono partiti
Non torneranno più tanto presto
Qualcuno dice di averli visti
Allontanarsi senza rumore
Dentro un silenzio misto a stupore
Perché i partiti, siamo d’accordo
Che hanno perduto di vista il mondo
Disintegrati dal cambiamento
Scompaginati dal forte vento
Della Giustizia, quando li scova
Sono partiti non più di moda
Restano fermi, stanno a guardare
Quello che passa davanti agli occhi
Ma quando scoppia un temporale
Stanno all’asciutto, non sono sciocchi
Perché a bagnarsi saranno gli altri
Quelli che girano senza l’ombrello
Quelli che gridano: va tutto male
E poi riprendono il carosello
Di tutti i giorni, di tutte le ore
Gente perbene ma senza credo
Che non sa prendere nessun partito
Ma loro aspettano, sanno che poi
Tutto ritorna come era stato
E loro tornano, come gli eroi
Che anche stavolta ci hanno salvato
Tornano quelli che il giorno prima
Dissero a tutti: che vada a fondo
Questo paese che non mi stima
Tornano quelli che nel partire
S’erano presi l’argenteria
Con il pretesto che può servire
Per qualche spesa lungo la via
Tornano, e tutti gli vanno incontro
Fanno l’inchino, lanciano baci
E loro cantano quel ritornello:
Pagami il conto e intanto taci!

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22 GIUGNO

22 GIUGNO

L’alba dei ricordi più dolorosi si spande in questo cielo
Limpido e indifferente, le parole e i racconti sono appena
Nuvole sottili che lo offuscano per brevi istanti. E il primo
Vento leggero di una fresca e serena stagione allontana
Ogni ricordo, la vita è già dolore per molti, e questo giorno
Lo moltiplica in quelli che hanno perduto volti e sorrisi
Che appartenevano al loro mondo e all’umanità. A nulla serve
Il ricordare, come il rimpiangere, quando ritorna il dolore
Di ciò che si è perso o di ciò che non è stato. Ma se le lacrime
Sgorgano dalla memoria, perché fiorisca in cento cuori ardenti
Un sentimento di pace e fratellanza, allora piangiamo l’umanità
Che non sa più concedersi alla gioia né eternarsi nel suo tempo

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20 GIUGNO

Alla mia città natale, in questa giornata così carica di simboli e di memorie…

20 GIUGNO

Nei cunicoli della Storia, tra le mille diramazioni
Un cuore ansioso fruga in cerca di antichi dolori
E insegue nuove consolazioni. È il tempo l’unico
Che può comporre la verità e il futuro, il solo capace
Di far brillare fuochi che si credevano spenti
E spegnere fiamme che minacciavano di ardere
Persino il sole. È il tempo che dà valore all’uomo
E a ogni suo gesto, esecrabile o generoso, lascia
In qualche angolo buio l’inutile e il timoroso, solleva
Fino alle stelle chi si immerge ogni giorno nel coraggio
E offre la vita perché ogni diritto di esistere trionfi

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VISSI D’ARTE – Capitolo 10

Su queste basi, oltre che, naturalmente, sulla concessione di qualche finanziamento da parte dell’amministrazione, per ristrutturare l’oratorio di un paio di parrocchie lesionato dal terremoto, era stata raggiunta un’intesa. Il sindaco aveva chiesto, come ulteriore contropartita, l’appoggio del vescovo per convincere il celebre cantante, che avrebbero ospitato per l’appunto in corrispondenza alla data delle nozze, a cantare nel corso della cerimonia religiosa. “La famiglia della mia futura nuora ha espresso questo desiderio e io non posso certo rifiutarmi di soddisfarlo. Dopotutto, sono o non sono il sindaco? E lei, eccellenza, è o non è il vescovo? Se il nostro grande artista non dà ascolto a noi due insieme, a chi vuole che lo dia?”. Il sindaco, inoltre, andava rimuginando per la testa un suo progetto, che gli era passato in mente, quando Elsa Martini era andata a trovarlo nel suo ufficio. Con lei si conoscevano da una vita, anche il sindaco era stato uno degli allievi di quella scuola in cui Elsina, come la chiamavano un po’ tutti familiarmente, prestava servizio da sempre. Così, parlando del più e del meno, il sindaco era stato informato del prossimo arrivo in città di Patrizia Silenti – “Sa, signor sindaco, la famosa stilista!”, aveva aggiunto Elsina – della quale, per la verità, lui sapeva poco o niente.

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VISSI D’ARTE – Capitolo 9

Non sapeva, dunque, sua eccellenza, che nel municipio c’era una piccola cappella, ultimo residuo di un convento, che era poi stato trasformato in residenza comunale ai tempi delle guerre napoleoniche? In tutti questi secoli, a quanto risultava al sindaco, quella cappella era ancora rimasta consacrata. Se poi Sua Eccellenza avesse voluto esserne certo, non avrebbe dovuto fare altro che riconsacrarla, così avrebbe sciolto ogni riserva. Tutto questo, oltre che andare a favore dei poveri della diocesi, avrebbe giovato anche ai buoni rapporti tra la curia e la famiglia della sposa, ricchissima e potentissima. “Vedrà, eccellenza”, aveva detto il sindaco. “Non mancheranno segni tangibili della riconoscenza dei miei futuri consuoceri, oltre la mia personale, s’intende”. Aveva subito chiarito con il vescovo che, per parte sua, avrebbe volentieri fatto a meno della cerimonia religiosa, ma per non urtare la sensibilità della sposa e, soprattutto, quella dei suoi potenti familiari, aveva ceduto su questo punto, ma aveva preteso che, comunque, la cerimonia si tenesse in municipio, anche se non esattamente nella sala del Consiglio Comunale. La cappella annessa all’edificio era sicuramente adatta allo scopo, restavano da superare le riserve del vescovo circa la praticabilità della salomonica soluzione, ma alla fine anche lui si era convinto. In fondo, aveva pensato, meglio che li sposi io piuttosto che uno scomunicato ateo come il sindaco, che, magari, avrebbe tentato di far crescere i nipotini, che, forse, erano già in attesa di venire al mondo, in un ambiente moralmente malsano e materialista, tenendoli all’oscuro di qualsiasi precetto religioso.

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SERA DI MAGGIO

SERA DI MAGGIO

C’è profumo di fieno bagnato
In questa sera di maggio
Un’aria quasi di festa, un’attesa
Un ricordo di volti lontani

C’è in questa lieve sera di maggio
Un’inquietudine, un timore
Di smarrirsi tra solitudini
Di esistenze troppo affollate

C’è quella voce e quel ricordo
Che non ami ricordare
Che torna sempre a confonderti
Mentre vorresti tornare a sognare

C’è un pensiero sconosciuto
Che ti pensa e ti fa pensare
A tutto quello che hai perduto
E a tutto quello che non sai trovare

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VISSI D’ARTE – capitolo 8

Perché, anche questo faceva parte degli accordi che avevano preso, nel momento in cui erano stati certi dell’arrivo dell’artista. Suo figlio, aveva detto il sindaco, si sarebbe sposato con una cerimonia adeguata al prestigio della loro famiglia e di quella della sposa. Questo era ciò di cui aveva discusso a lungo con sua eccellenza il vescovo, prima di stabilire la ripartizione della somma che sarebbe stata raccolta nelle due serate di beneficenza. Il vescovo, all’inizio, era rimasto piuttosto perplesso per quell’insolita richiesta, ma poi aveva pensato che se Parigi era valsa una messa per un re di Francia, per di più protestante, allora poteva anche lui scendere a qualche piccolo compromesso con il sindaco, uomo di parte, ma soprattutto della parte avversa a quella di quasi tutti i suoi fedeli. Quando il sindaco gli aveva esposto la sua idea, al principio non aveva voluto credere alle proprie orecchie. Celebrare una funzione religiosa nella residenza comunale era quanto di più stravagante qualcuno avesse mai potuto concepire. Non sapeva, per caso, il signor sindaco, che certe cerimonie potevano tenersi esclusivamente nei luoghi deputati? E tra questi, non rientrava certamente il municipio, che era proprio l’opposto della casa di Dio, un luogo dove si imbrogliava, si fomentava l’odio, si insultava il prossimo, si mentiva, un luogo, insomma, assolutamente esecrabile e sicuramente sconsacrato. A questo punto il sindaco aveva tirato fuori il coniglio dal cilindro.

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ARRIVA SAN GIORGIO!

Dedicata a Lina e Stefania, le Sangiorgiare per antonomasia, e a tutti quelli che, come e Teresa, amano il Cero di San Giorgio…

ARRIVA SAN GIORGIO!

Eccolo, è apparso in fondo alla via
Magnifico e lucente come sempre
Con quell’azzurro cielo terso
Che ovunque lo accompagna e lo precede
Intorno a lui si stringe la sua gente

Eccolo, la mantellina al vento
Il piccolo cavallo quieto
Pronto a spiccare il balzo verso il monte
Ultima meta, la più ambita, quella che sazierà
Della felicità di questo giorno

Eccolo, è qui, sta passando, è già passato
E il mio pensiero lo insegue, il desiderio
Di essere accanto a lui si fa dolore
Di un corpo inerte, inadatto alla fatica
Ma il cuore lo sorregge da lontano

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