VISSI D’ARTE – Capitolo 4

Si parlava del pensionamento, per raggiunti limiti di età, di una certa Elsa Martini, collaboratrice scolastica presso la locale scuola media. Gli amici, i colleghi, e tutto il personale dell’Istituto Comprensivo “Giorgio Salviati”, avevano organizzato una piccola cerimonia, nel corso della quale Elsa Martini sarebbe stata premiata con una pergamena e una medaglia ricordo, per gli oltre quaranta anni di servizio prestati in quell’istituzione. Anche alcuni ex allievi della scuola avevano voluto partecipare alla cerimonia, per rendere omaggio a quella che per molti di loro era stata quasi una seconda mamma. Parecchi erano adulti, altri più giovani, altri ancora poco più che adolescenti. Tutti avevano conosciuto, ai tempi della scuola media, Elsa Martini e tutti volevano stringersi intorno a lei per ringraziarla per come li aveva aiutati a crescere ed a superare le loro paure. “Persino la nostra amata concittadina Patrizia Silenti è tornata dal luogo in cui trascorre ormai gran parte dell’anno, per il doveroso omaggio”, recitava il trafiletto. Patrizia! Quanto tempo era passato dall’ultima volta che si erano incontrati? Dieci, forse quindici anni, forse anche più. A differenza di quello della piccola cittadina, il ricordo di Patrizia non si era mai affievolito nella sua mente e non passava quasi giorno in cui non pensasse a lei.

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LUNEDI’ DELL’ANGELO

Un pensiero per l’occasione …

LUNEDI’ DELL’ANGELO

L’angelo del lunedì si presenta senza bussare
Non ha riccioli biondi né azzurri occhi lucenti
Chiede di entrare in casa per poterti parlare
E affonda la sua spada dentro i tuoi pentimenti

Il lunedì dell’angelo è sempre un po’ affollato
Di penitenze lievi, di semplici preghiere
C’è qualcuno che è andato, qualcuno che è tornato
E ti racconta gli incubi di tutte le sue sere

Poi l’angelo si carica delle colpe di ognuno
Tutti si sentiranno appena più leggeri
Il lunedì è passato, l’angelo ha preso il volo
Tutto torna lo stesso di come è stato ieri

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QUINDICI APRILE

Questa la dedico a me stesso…

QUINDICI APRILE

Se c’era stata un’attesa
Troppo lunga per capirne il senso
Si è consumata tutta in questo giorno
Fino all’ultimo istante sommerso

Se c’era stato un sospiro
Che qualche cuore ha voluto celare
Si è confuso con la voce del vento
Con il rumore delle onde del mare

Se c’è stata una lacrima
Per quella gioia che si afferra al cuore
Quando sboccia una rosa, allora
Deve avere smorzato ogni dolore

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VENERDI’ SANTO

VENERDI’ SANTO

Venerdì di silenzio, di lacrime e agonia
Anche la folla in strada ha spento la sua voce
Arriva da ogni vicolo una mesta litania
E a ciascuno sembra di portare una croce

Venerdì santo, un giorno che fa stringere il cuore
Di chi soffre la pena di un’esistenza ingrata
Che ti strappa gli affetti, ti ruba le parole
Per poter dire quello che la vita non ti ha dato

Venerdì santo, si spengono tra fumi di candele
Gli ultimi desideri di un mondo che non crede
Che possa ancora esistere chi in un tempo crudele
Vive quest’ora triste abbracciando la sua fede

 

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VISSI D’ARTE – Capitolo 3

Soddisfatti dell’accordo, raggiunto nel corso di almeno una decina di estenuanti incontri, sindaco e vescovo stavano adesso uno alla sinistra e l’altro alla destra del celebre artista, per sottolineare simbolicamente l’uguaglianza della loro posizione nella scala sociale della piccola cittadina, ma anche la contrapposizione dei loro ruoli di potere. Tutto questo importava assai poco al famoso cantante; dall’alto del piccolo balcone della residenza comunale, salutava la folla accorsa con un timido cenno della mano, e intanto era completamente perso a scrutare tra la gente. Sicuramente gli anonimi mittenti del biglietto dovevano trovarsi lì, confusi tra la folla, e lo stavano osservando attentamente, per cercare di intuire le sue reazioni alla loro missiva. Solo loro, oltre a lui, naturalmente, sapevano quale fosse il vero motivo che aveva spinto il famoso cantante a rimettere piede in quella cittadina, altrimenti dimenticata. Sul trafiletto, che gli era stato fatto recapitare, c’era riportato un piccolo fatto di cronaca quotidiana, una di quelle notizie che passano generalmente inosservate, insignificanti per tutti, tranne per i protagonisti e per chi sa attribuire loro un qualche significato. E lui era uno di quelli che poteva ben dire di sapere come stessero esattamente le cose. Lui, e, naturalmente, l’anonimo o gli anonimi, che gli avevano fatto conoscere, in modo alquanto insolito, quell’avvenimento assolutamente ordinario.

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VISSI D’ARTE – Capitolo 2

Commosso e sempre più emozionato, rimpiangeva di aver lasciato passare così tanto tempo prima di tornare lì, fosse pure per una breve visita o una semplice apparizione. Le autorità cittadine che lo avevano accolto al gran completo, sindaco e vescovo in testa, erano ancora più emozionate di lui, per l’improvvisa notorietà della quale si trovavano a godere in quel momento. Erano tutte persone molto semplici, commercianti, operai, contadini, qualche raro professore di scuola media o di liceo, non certo abituati a stare sotto i riflettori della notorietà, anche se, per la verità, stavano imparando molto in fretta. Il programma delle due giornate era fittissimo e stracolmo di eventi. Oltre al concerto, nel quale il celebre artista si sarebbe esibito a titolo gratuito e per scopi benefici, erano previsti almeno quattro fra pranzi e cene di gala. La gente del luogo, specialmente quella più facoltosa e più vicina ai centri del potere, aveva fatto di tutto per accaparrarsi il biglietto per uno dei centocinquanta posti previsti per ogni banchetto ufficiale. Anche quei soldi sarebbero stati destinati in beneficenza. Vescovo e sindaco si erano consultati in proposito e, pur partendo da posizioni assai distanti, erano riusciti a raggiungere un compromesso che prevedeva un’equa ripartizione del ricavato, da destinare per metà ai poveri delle parrocchie e per metà agli indigenti della pubblica assistenza.

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VISSI D’ARTE – Capitolo 1

Una folla rumorosa continuava a radunarsi da più di mezz’ora nella piccola piazza. In poco tempo, ogni spazio era ormai stato colmato e quelli che erano rimasti fuori cominciavano a spingere per entrare. Tutti volevano ammirare il famoso cantante, che aveva degnato la loro anonima cittadina di una sua visita e che, il giorno dopo, l’avrebbe anche onorata di un suo concerto. L’artista era capitato da quelle parti quando era ancora molto meno celebre e molto più affamato. Era stato accolto da quella gente semplice e spontanea con manifestazioni di amicizia e di simpatia. Eppure, in tutti gli anni trascorsi da quegli avvenimenti, non aveva mai rivolto un solo pensiero ai giorni che aveva trascorso in quei luoghi. Dire che li avesse dimenticati sarebbe dire poco: aveva totalmente rimosso ogni ricordo. Perché poi fosse tornato da quelle parti, nemmeno lui sapeva dirlo; non c’era una vera e propria ragione che l’avesse spinto, se si escludeva un piccolo trafiletto, apparso su un quotidiano locale, che qualcuno, in forma strettamente anonima, aveva provveduto a fargli recapitare per posta. Adesso che era finalmente tornato nei luoghi della sua giovinezza, si sentiva piuttosto imbarazzato, soprattutto per la calorosa accoglienza che gli era stata tributata da tutta la popolazione. Pur nella sua aridità e con quel suo modo di comportarsi freddo e distaccato, sapeva benissimo di non meritarsi tanto.

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DOMENICA DELLE PALME

DOMENICA DELLE PALME

Sole fresco dall’alba, presagio dell’estate
Sale da vecchi pini un profumo d’incenso
Anche il cielo si veste di un colore più intenso
Gli olivi grigioverdi fremono al forte vento

Domenica diversa dalle altre tutte uguali
Quando la gente gioca a cercare la gente
A scambiarsi l’augurio per le feste pasquali
E a sentirsi felice senza pensare a niente

Domenica di festa, lenta come le tante
Passate in casa a cedere alla malinconia
Dolce fresco silenzio che veste la magia
Di un mattino di aprile perso dentro un incanto

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RICORDO

RICORDO

Ricordo, sarà stato quasi mezzogiorno
L’aria immobile, tersa come un vetro
In controluce. Poca gente intorno
Rasente ai muri, avvolta in un segreto

Ricordo, per un breve istante
Una nuvola passò davanti al sole
Fu come se calasse sopra agli occhi
Il velario che avviluppa le ore

Ricordo, non sarebbe stato
Quello un giorno speso inutilmente
Sarei stato tentato di seguire
La rotta che conduce tra la gente

Ricordo, ma ricordare
È un gesto puro d’indomito coraggio
Non basta solo desiderare di essere
Una nuvola dentro un paesaggio

Ricordo, ma forse è tutto invano
Se infine sarò ricordato
Per i miei sogni a lungo inseguiti
Per ciò che non ho preso o non ho dato

 

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FIORI

Il mio omaggio e il mio grazie ai fiori, che rendono più bella e più serena la vita…

FIORI

Fiori di campo, fiori di serra o di giardino
Petali rosso fuoco o spenti azzurro cielo
La vostra vita dura lo spazio di un mattino
Ma dà bellezza al mondo e lo rende più vero

Fiori di campo, timidi come i sorrisi incerti
Di volti innamorati sommersi tra la gente
Domani non sarete che l’orma del presente
Ma adesso siete vivi tra cuori freddi e inerti

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