VISSI D’ARTE – Capitolo 9

Non sapeva, dunque, sua eccellenza, che nel municipio c’era una piccola cappella, ultimo residuo di un convento, che era poi stato trasformato in residenza comunale ai tempi delle guerre napoleoniche? In tutti questi secoli, a quanto risultava al sindaco, quella cappella era ancora rimasta consacrata. Se poi Sua Eccellenza avesse voluto esserne certo, non avrebbe dovuto fare altro che riconsacrarla, così avrebbe sciolto ogni riserva. Tutto questo, oltre che andare a favore dei poveri della diocesi, avrebbe giovato anche ai buoni rapporti tra la curia e la famiglia della sposa, ricchissima e potentissima. “Vedrà, eccellenza”, aveva detto il sindaco. “Non mancheranno segni tangibili della riconoscenza dei miei futuri consuoceri, oltre la mia personale, s’intende”. Aveva subito chiarito con il vescovo che, per parte sua, avrebbe volentieri fatto a meno della cerimonia religiosa, ma per non urtare la sensibilità della sposa e, soprattutto, quella dei suoi potenti familiari, aveva ceduto su questo punto, ma aveva preteso che, comunque, la cerimonia si tenesse in municipio, anche se non esattamente nella sala del Consiglio Comunale. La cappella annessa all’edificio era sicuramente adatta allo scopo, restavano da superare le riserve del vescovo circa la praticabilità della salomonica soluzione, ma alla fine anche lui si era convinto. In fondo, aveva pensato, meglio che li sposi io piuttosto che uno scomunicato ateo come il sindaco, che, magari, avrebbe tentato di far crescere i nipotini, che, forse, erano già in attesa di venire al mondo, in un ambiente moralmente malsano e materialista, tenendoli all’oscuro di qualsiasi precetto religioso.

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SERA DI MAGGIO

SERA DI MAGGIO

C’è profumo di fieno bagnato
In questa sera di maggio
Un’aria quasi di festa, un’attesa
Un ricordo di volti lontani

C’è in questa lieve sera di maggio
Un’inquietudine, un timore
Di smarrirsi tra solitudini
Di esistenze troppo affollate

C’è quella voce e quel ricordo
Che non ami ricordare
Che torna sempre a confonderti
Mentre vorresti tornare a sognare

C’è un pensiero sconosciuto
Che ti pensa e ti fa pensare
A tutto quello che hai perduto
E a tutto quello che non sai trovare

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VISSI D’ARTE – capitolo 8

Perché, anche questo faceva parte degli accordi che avevano preso, nel momento in cui erano stati certi dell’arrivo dell’artista. Suo figlio, aveva detto il sindaco, si sarebbe sposato con una cerimonia adeguata al prestigio della loro famiglia e di quella della sposa. Questo era ciò di cui aveva discusso a lungo con sua eccellenza il vescovo, prima di stabilire la ripartizione della somma che sarebbe stata raccolta nelle due serate di beneficenza. Il vescovo, all’inizio, era rimasto piuttosto perplesso per quell’insolita richiesta, ma poi aveva pensato che se Parigi era valsa una messa per un re di Francia, per di più protestante, allora poteva anche lui scendere a qualche piccolo compromesso con il sindaco, uomo di parte, ma soprattutto della parte avversa a quella di quasi tutti i suoi fedeli. Quando il sindaco gli aveva esposto la sua idea, al principio non aveva voluto credere alle proprie orecchie. Celebrare una funzione religiosa nella residenza comunale era quanto di più stravagante qualcuno avesse mai potuto concepire. Non sapeva, per caso, il signor sindaco, che certe cerimonie potevano tenersi esclusivamente nei luoghi deputati? E tra questi, non rientrava certamente il municipio, che era proprio l’opposto della casa di Dio, un luogo dove si imbrogliava, si fomentava l’odio, si insultava il prossimo, si mentiva, un luogo, insomma, assolutamente esecrabile e sicuramente sconsacrato. A questo punto il sindaco aveva tirato fuori il coniglio dal cilindro.

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ARRIVA SAN GIORGIO!

Dedicata a Lina e Stefania, le Sangiorgiare per antonomasia, e a tutti quelli che, come e Teresa, amano il Cero di San Giorgio…

ARRIVA SAN GIORGIO!

Eccolo, è apparso in fondo alla via
Magnifico e lucente come sempre
Con quell’azzurro cielo terso
Che ovunque lo accompagna e lo precede
Intorno a lui si stringe la sua gente

Eccolo, la mantellina al vento
Il piccolo cavallo quieto
Pronto a spiccare il balzo verso il monte
Ultima meta, la più ambita, quella che sazierà
Della felicità di questo giorno

Eccolo, è qui, sta passando, è già passato
E il mio pensiero lo insegue, il desiderio
Di essere accanto a lui si fa dolore
Di un corpo inerte, inadatto alla fatica
Ma il cuore lo sorregge da lontano

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CALICE DORATO

Pensando ai prossimi numerosi brindisi, in occasione dei Ceri…

CALICE DORATO

Leva il tuo calice dorato, non trattenere le parole
Versale come hai versato il vino nella coppa, lascia
Che un soffio caldo attraversi l’aria della stanza
E le trascini da un orecchio a un altro. È questo
Il tempo dei desideri, quelli che nascono dalle stelle
E vengono fino a noi per tormentarci. Abbandoniamo
Questo mondo a se stesso, nascondiamoci per poco
Dentro il profondo delle nostre anime e del bicchiere

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VISSI D’ARTE – Capitolo 7

Anche lei, a modo suo, aveva avuto successo, non nel mondo dello spettacolo, come le sarebbe piaciuto, ma in quello della moda. Gli era capitato spesso, durante le sue tournée, di leggere nei giornali notizie di avvenimenti che la riguardavano, così come altrettanto pensava avesse fatto lei di lui. Era in qualche modo un tenersi in contatto, anche se solo con il pensiero. Difatti, in tutti quegli anni non si erano mai scritti né telefonati. Avevano entrambi voluto stendere una cortina di silenzio sul loro amore finito male, sperando che tutto questo, sommato al tempo trascorso, sarebbe bastato per dimenticarsi. Immerso in queste meditazioni, il celebre artista non si era reso conto che i discorsi ufficiali erano finiti e che, nel frattempo, il vescovo e il sindaco gli si erano avvicinati e avevano iniziato a parlare contemporaneamente. Poi, il sindaco aveva guardato il vescovo e aveva detto: “Eccellenza, prego, parli prima lei”. “Ecco – iniziò il vescovo, rivolto al celebre artista – non so se questo possa crearle qualche problema o possa, magari, farle piacere. Si tratterebbe di un’opera meritoria, che potrebbe portare del bene nella nostra piccola comunità. Ma, già, immagino che lei sarà troppo impegnato per soddisfare la nostra semplice richiesta. Perché, guardi, l’impegno da parte sua in questo caso sarebbe minimo, ma per noi sarebbe di grande importanza…”. Quel benedetto uomo del vescovo, pensava il sindaco, continuava a dire e non dire, come sempre, e, così facendo, il grande cantante non poteva capire il senso della richiesta che entrambi stavano per rivolgergli.

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I CERI IN CITTA’

Domani torneranno tra noi…

I CERI IN CITTA’

Eccoli ancora qui, sono tornati
Dal loro esilio, ora in mezzo alla gente
Alleviano l’altera solitudine
Della basilica. Non più il nostro Santo
Parla con loro, ma una folla in festa
Li solleva e trascina per le dure balze
Del colle Eletto. E quel ritorno antico
Quell’attesa del tempo di una bellezza
Infinita, si scioglie in canti e grida
Quando raggiungono la piazza. Intorno
Si accende il desiderio di abbracciarli
Come un antico amore, come un fratello
Che torna a casa dopo una lunga assenza

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VISSI D’ARTE – Capitolo 6

Tuttavia, ogni volta che gli accadeva di frequentarne una, ecco che l’ombra di Patrizia tornava a riaffacciarsi alla sua mente, lo assaliva il rimpianto per quello che sarebbe potuto essere e invece non era mai stato. Adesso, però, grazie all’anonimo che aveva inviato la lettera, avrebbe potuto incontrarla di nuovo, avrebbero potuto parlarsi e, magari, anche chiarirsi. Non si erano lasciati in buoni rapporti, al contrario, lei aveva vissuto la sua partenza come una vera tragedia. Nonostante lui avesse promesso di tornare di lì a sei mesi, Patrizia non aveva voluto ascoltare le sue ragioni. Alla fine, lui si era spazientito ed era andato via sbattendo la porta, giurando a se stesso che l’avrebbe dimenticata. Non era stato affatto così. Oltre a lui e a Patrizia, ci doveva essere, però, qualcun altro che sapeva tutto della loro storia, non si sarebbe potuto spiegare altrimenti quel messaggio misterioso che gli era stato fatto pervenire. Così, tanto per passare il tempo, mentre nella sala del Consiglio Comunale erano iniziati i discorsi ufficiali, tentò di ricordare chi altri fosse a conoscenza della vicenda. Certo, in paese c’erano molte persone, la maggior parte ancora in vita, che li avevano conosciuti e li avevano visti insieme, abbracciati e felici, mentre passeggiavano per le vie della città. Ma doveva esserci qualcuno che, in modo particolare, era a conoscenza di tutti i dettagli della vicenda, qualcuno che sapeva, o piuttosto intuiva, che il suo amore per Patrizia era rimasto quello di una volta.

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VISSI D’ARTE – Capitolo 5

Accadeva, di solito, quando rincasava la sera, stanco dopo una lunga giornata di prove e, lasciata fuori della porta quell’aria da primadonna che, di solito, assumeva sul palco, tornava a rivestire i panni più consueti di quarantenne solo e triste. Perché, era proprio la solitudine che gli pesava in particolare, quella che, all’inizio, gli era sembrata una scelta quasi obbligata, per poter dare la scalata a quel successo, di cui adesso stava godendo pienamente i frutti. Col tempo, però, anziché abituarsi a quello stato, come aveva creduto all’inizio, sentiva che, giorno dopo giorno, la sua vita si faceva sempre più pesante e, paradossalmente, sempre più vuota. Gli pesavano quegli impegni artistici che, senza interruzione, il suo agente prendeva con i maggiori teatri nazionali ed esteri, tutti ansiosi di vederlo esibire sui loro palcoscenici. Gli pesava di non poter disporre neppure di un secondo della sua vita, stretto com’era tra le fatiche, a cui doveva sobbarcarsi per le lunghe e frequenti trasferte, e la necessità di trovare sempre più spesso momenti di riposo che lo aiutassero a riprendersi da quel duro lavoro. Se ci fosse stata Patrizia con lui, pensava, la sua vita forse sarebbe stata diversa, forse sarebbe stato meno celebre ma certamente più felice. Negli anni, di occasioni gliene erano probabilmente capitate parecchie, la sua fama e il suo successo gli permettevano di potersi circondare sempre di una schiera di belle donne, molte di loro lo avevano anche corteggiato a lungo.

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PRIMO MAGGIO

Ricordo un Primo Maggio d’altri tempi…

PRIMO MAGGIO

Finite ormai le antiche cerimonie
Le folle strabocchevoli, le grida
Di meraviglia per la gente accorsa
A celebrare la fatica e il dolore
Di corpi consumati, un’illusione
Un sogno d’altri tempi. Ormai finito
Il cocente desiderio di cambiare
Di avventurarsi contro la corrente
Che ti trascina dove non vuoi andare
Molto è perduto, sommerso dal niente
Ma molto resta ancora da salvare

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