La signorina Lucrezia di Tonino Guerra

LA SIGNORINA LUCREZIA
La signorina Lucrezia visse la sua vita senza nozze.
Nei giorni dopo gli ottant’anni custodiva ancora
nelle pieghe della sottana la chiave per aprire la cattedrale
dove anche di notte andava a tenere compagnia
alla Madonna delle Grazie. Ormai ci vedeva poco e puntellava la porta della chiesa col manico della scopa così se qualcuno fosse capitato là dentro, il rumore l’avrebbe  avvertita e poteva andare incontro al visitatore. Spesso era sola nella grande navata e quando fuori pioveva a dirotto o la neve copriva le strade,  lei e la Madonna stavano l’una accanto all’altra anche senza dirsi una parola. Ma una mattina di vento pare che Lucrezia Le abbia chiesto la grazia di morire senza lunga sofferenza e fu accontentata la notte del 22 Marzo 1991

(Tonino Guerra)

La signorina Lucrezia di Tonino Guerra

maria teresa e sergio, Pennabilli 2009 

oggi è il 21 marzo…

Frittelle di San Giuseppe

Frittelle di San Giuseppe (di riso)

Per circa 25-30 frittelle:

mettere a bollire 600 ml di latte fresco intero e acqua (400+200) aggiungendo circa 40 gr di burro e 2 cucchiai scarsi di zucchero e in un altro bollitore dell’acqua che può servire successivamente se il riso, cuocendo, si asciugasse troppo.
Cuocere nel latte e acqua 280 – 300 gr di riso originario. I chicchi devono risultare ben cotti. Al termine della cottura, aggiungere vaniglia in polvere  (se si ha la bacca metterla durante la cottura e preferibilmente non vanillina…),  cannella in polvere, buccia grattugiata di limone e un po’ di succo di uno spicchio. Far raffreddare molto bene: si può anche cuocere il riso la sera, condire e proseguire il giorno dopo. Aggiungere un bicchierino di rhum, mescolando con un cucchiaio di legno. Infine aggiungere due rossi d’uovo e, dopo aver ben amalgamato il tutto, le due chiare montate a neve e un pizzico di lievito per dolci. Formare con due cucchiai le frittelle e friggere in olio caldo, ma non molto bollente. Si devono gonfiare e dorare. Scolarle in carta assorbente e subito dopo passarle nello zucchero semolato.

Al composto si possono aggiungere anche un paio di cucchiai di farina 00 (a volte è necessario se il composto non è abbastanza sodo). Queste della foto sono senza.

Servire tiepide, ma anche fredde, dopo qualche ora, sono più buone!

PI DAY 2012

Il 14 marzo 2012 la classe 3 A Liceo Classico ha festeggiato il PI GRECO DAY.
Ospiti gli alunni della classe 2 A LC e alcuni docenti.

numeriMF
disegno realizzato da Marco Fiorucci

Il Progetto PI Greco ha seguito il seguente percorso moderato da Laura Zoppis:

Laura Zoppis

“Sono accanto a noi tutta la vita come amici e nemici ed in ogni caso … non possiamo farne a meno, ma ne conosciamo la storia?”

» Storia dei numeri: racconto di Viola Ghiandoni e Benedetta Pierucci «

Viola Ghiandoni e Benedetta Pierucci

» Definizione di pi greco «
» Un po’ di storia «
» Perché festeggiamo il 14 Marzo? «

E’ datata 12 marzo 2009 la Risoluzione della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America tramite la quale si riconosce il 14 marzo come giornata ufficiale per celebrare la nota costante e si invitano i docenti a vivere il Pi Day come occasione per “incoraggiare i giovani verso lo studio della matematica”.

da “La Stampa”

» Come festeggiano i matematici «
» Curiosità «

gruppo

» Pi Greco – Il teorema del delirio, un film di Darren Aronofsky, USA 1997 «
Maximilian Cohen geniale e bizzarro matematico, dedica la sua vita alla ricerca dei sistemi matematici che regolano ogni cosa.

» Vita Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012) poetessa e saggista polacca. «
Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti, è generalmente considerata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni.
»  Lettura a due voci della Poesia PI GRECO di Wisława Szymborska con accompagnamento musicale. «

Elena Menichetti, Elisabetta Pannacci, Laura Zoppis, Giulia Gambini
da sinistra: Elena Menichetti, Elisabetta Pannacci, Laura Zoppis, Giulia Gambini

Il progetto, interamente realizzato dagli alunni della classe 3 ALC su suggerimento dell’insegnante di Matematica, Maria Teresa Bianchi, è stato accolto dagli ospiti molto positivamente.
Non è mancato un intermezzo ludico con dolcetti fatti dagli stessi alunni con “tanti pi greco di cioccolato”.

classe 3 ALC
La classe 3 ALC con Maria Teresa Bianchi e Cristina Barbi, docenti della classe.
Veronica Copernico, Sofia Materazzi, Anna Flavia Rosati, Laura Zoppis, Rachele Nizi, Marco Sollevanti, Miriam Maurizi, Elisabetta Pannacci,  M.Chiara Lauri, Viola Ghiandoni, Elena Tassi, Giulia Gambini, Benedetta Pierucci.
Marco Fiorucci, Marco Sollevanti, Franco Belardi, Roberto Stacchiotti, Gaetano Malomo.

Al termine, un regalo per tutti: una piccola pergamena con la poesia di Wisława Szymborska.

È degno di ammirazione il Pi greco
tre virgola uno quattro uno
.
Anche tutte le sue cifre successive sono iniziali,
cinque nove due, poiché non finisce mai.
Non si lascia abbracciare sei cinque tre cinque dallo sguardo,
otto nove
dal calcolo,
sette nove
dall’immaginazione,
e nemmeno tre due tre otto dallo scherzo, ossia dal paragone
quattro sei
con qualsiasi cosa
due sei quattro tre
al mondo.
Il serpente più lungo della terra dopo vari metri si interrompe.
Lo stesso, anche se un po’ dopo, fanno i serpenti delle fiabe.
Il corteo di cifre che compongono il Pi greco
non si ferma sul bordo del foglio,
è capace di srotolarsi sul tavolo, nell’aria,
attraverso il muro,  la foglia, il nido, le nuvole, diritto fino al cielo,
per quanto è gonfio e smisurato il cielo.
Quanto è corta la treccia della cometa, proprio un codino!
Com’è tenue il raggio della stella, che si curva a ogni spazio!
E invece qui due tre quindici trecentodiciannove
il mio numero di telefono il tuo numero di collo
l’anno millenovecentosettantatré sesto piano
il numero degli inquilini sessantacinque centesimi
la misura dei fianchi due dita
sciarada e cifra
in cui vola e canta usignolo mio
oppure si prega di mantenere la calma,
e anche la terra e il cielo passeranno,
ma non il Pi greco, oh no, niente da fare,
esso sta lì con il suo cinque ancora passabile,
un otto niente male,
un sette non ultimo,
incitando, ah, incitando l’oziosa eternità
a durare.

Wisława Szymborska