A tavola con Garibaldi

A tavola con Garibaldi

06 agosto 2011

Giuseppe GaribaldiConvivio gastronomico con ricette di “casa Garibaldi”
(custodite da Clelia Garibaldi)

Ristorante La Vie en Rose (Casalborsetti, via Argine Sinistro Lamone Abbandonato)

ANTIPASTI – pissaladier – crostini alla salsa di acciughe – olive e formaggio sardo
PRIMO – torta di patate e zucchine
SECONDO – Rotolo capriccioso con contorno di melanzane in carrozza
DESSERT – Fichi – Dolce della Sig.ra Daria – Torta turca
VINI, ACQUA, CAFFÈ

“Ritratto di un Garibaldi domestico”letture da “Mio padre” di Clelia Garibaldi, a cura di Giovanna Maioli e Alessandro Braga del Piccolo Teatro Città di Ravenna

Concerto con ocarina di musiche risorgimentali Prof. Michele Carnevali

L’iniziativa fa parte della Festa per Anita e Giuseppe Garibaldi, un ciclo di iniziative che si terranno dal 4 al 7 agosto fra Mandriole, Marina Romea e Porto Corsini.

fonte: www.prolocomarinaromea.it


Le ricette sono state tratte dal libro:

GARIBALDI A TAVOLAdal quaderno ricette di casa Garibaldi
Salomone Belforte & C., 2002

A cura di Clelia Gonella

INTERVENTI DI: Guido Guastalla, Sergio Gristina e Francesca Torsellini,
della Delegazione di Livorno dell’Accademia Italiana della Cucina

GARIBALDI A TAVOLA

La signora Clelia Gonella ha vissuto per lunghi anni con Clelia Garibaldi sia a Caprera, sia a Livorno nella Villa “Francesca” che la signora possedeva ad Ardenza e che alla sua morte le ha lasciato in eredità. Durante la sua vita la Signora Gonella ha avuto modo di sperimentare tutte le ricette di famiglia, sia quelle più antiche di Garibaldi, sia quelle che la figlia usava tutti i giorni. Ricette di Caprera, ricette della costa ligure da cui provenivano i genitori di Garibaldi, ricette nizzarde e ricette di amici che andavano a trovarli. Parlare proprio di ricette di cucina di Garibaldi sarebbe un po’ fuori luogo, come risulta dal libro “Mio Padre” di Clelia, perché a quei tempi usavano soltanto i prodotti dell’isola e del suo mare. Comunque i piatti preferiti da Garibaldi erano lo stoccafisso, la bouillabaisse, il minestrone alla genovese con il pesto e la pissaladiere, specialità nizzarda e quando raramente c’erano un po’ di soldi, un pezzo di carne magra arrostita sulla brace che Garibaldi chiamava “ciurasco” perché gli ricordava i tempi dell’America. Questa carne veniva messa sulla brace e quando era ben arrostita Garibaldi stesso la toglieva dal fuoco e con un coltellino molto tagliente levava la prima fetta arrostita, poi ributtava la carne sulla brace, tagliava la seconda e così via fino ad esaurimento del pezzo e forse della brace. La prima volta che sono andata a Villa Francesca per incarico dell’Accademia Italiana della Cucina, per intervistare la Signora Gonella sono stata accolta con grande emozione dall’inno di Garibaldi cantato da Caruso.
Incaricata ora di riunire le ricette e di ordinarle ho pensato che la cosa migliore fosse riunirle a gruppi. Mi è sembrato anche interessante riportare alcune pagine sparse prese dal libro “Mio Padre” di Clelia Garibaldi e così con l’autorizzazione di Clelia Gonella ho fatto.
Franca Torsellini, Vice delegata della Delegazione di Livorno dell’Accademia Italiana della Cucina

fonte: www.libreriabelforte.it


Piatti buoni, in particolare la Torta di patate e zucchine, ma non abbondanti e non ben presentati… oltre a migliaia di zanzare. Siamo comunque stati bene ed abbiamo scoperto dei lati inediti di Garibaldi.

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